Disabilità intellettive

Cos’è la Disabilità intellettiva?
Con il termine Disabilità intellettiva ci si riferisce ad una condizione eterogenea, con esordio nel periodo dello sviluppo, caratterizzata da deficit del funzionamento intellettivo ed adattivo, quest’ultimo evidente negli ambiti concettuale-didattico, sociale e pratico. Esistono quattro livelli di gravità della Disabilità intellettiva, sulla base del grado di compromissione del funzionamento adattivo: lieve, moderato, grave e profondo. In Italia, si stima un’incidenza del disturbo pari all’1% circa.

La Disabilità intellettiva in sintesi

  • la disabilità intellettiva è una condizione caratterizzata da deficit del funzionamento intellettivo ed adattivo
  • l’esordio è precoce e si esprime in modi differenti nell’arco del ciclo di vita della persona
  • le manifestazioni della disabilità intellettiva variano in base al livello di gravità del disturbo, all’età e alla possibilità di intraprendere interventi adeguati;
  • la disabilità intellettiva può essere generata sia da cause biologiche che da cause ambientali;
  • nel corso dello sviluppo, la disabilità intellettiva può associarsi anche a disturbi psicopatologici.

Per approfondire..
Le manifestazioni della disabilità intellettiva variano in funzione del livello di compromissione e dell’età. I deficit a carico delle funzioni intellettive possono ad esempio riguardare il pensiero astratto, la capacità di trovare una soluzione di fronte ad una situazione problematica, gli apprendimenti scolastici e la capacità di apprendere efficacemente dall’esperienza; il deficit del funzionamento adattivo, invece, si manifesta nel mancato raggiungimento dei livelli di autonomia attesi per l’età, relativamente ai diversi ambiti di vita quotidiana (domestico, scolastico, lavorativo, sociale). In casi di grave compromissione, si può osservare un ritardo nelle tappe dello sviluppo motorio e linguistico-comunicativo già nei primi due anni di vita, mentre un disturbo lieve potrebbe essere diagnosticato in fase scolare, quando cominciano ad emergere difficoltà negli apprendimenti. Le cause della disabilità intellettiva possono essere svariate e possono verificarsi in fase prenatale (ad esempio, sindromi genetiche o malformazioni cerebrali), perinatale (eventi traumatici legati al travaglio o al parto) e post-natale (ad esempio, infezioni o lesioni cerebrali, ma anche deprivazione sociale grave e cronica).

Quali sono le conseguenze della Disabilità intellettiva?
Le oggettive difficoltà e la percezione delle stesse portano il bambino con disabilità intellettiva, e spesso purtroppo anche chi gli sta intorno, a sviluppare un’immagine di sé come di una persona “stupida, poco intelligente”, a ridurre quest’immagine alle proprie difficoltà, senza tener conto delle risorse e delle potenzialità che ogni individuo possiede. La scarsa fiducia nelle proprie possibilità impedisce al bambino di cimentarsi in situazioni nuove, per paura di sperimentare l’insuccesso e la vergogna che ne consegue.  Allo stesso tempo, le persone che circondano il bambino riducono in maniera drastica le loro richieste. In questo modo, però, si riducono anche le opportunità del bambino di mettere in gioco le proprie capacità di problem solving, di apprendere dall’esperienza e quindi di sviluppare conoscenze e concetti sul mondo necessari ad un adeguato adattamento. Si viene dunque a creare un circolo vizioso che porta all’impoverimento cognitivo, all’isolamento sociale e spesso allo sviluppo di una psicopatologia.

Quali sono i campanelli d’allarme della Disabilità intellettiva?
Esiste una grande variabilità nella manifestazione delle difficoltà associate alla disabilità intellettiva.
Quando le cause sono di tipo genetico, in genere la sindrome viene rilevata già in fase prenatale con esami specifici e fin dalla nascita sono presenti caratteristiche somatiche peculiari.
In generale, in caso di disabilità intellettiva di grado lieve, le capacità socio-comunicative negli anni prescolari sono paragonabili a quelle dei pari ed è presente solo una lieve compromissione a livello senso-motorio; le difficoltà iniziano ad essere maggiormente evidenti con l’ingresso alla scuola primaria, quando le richieste dell’ambiente aumentano.
In caso di disabilità intellettiva di grado moderato, le acquisizioni negli ambiti del linguaggio, delle abilità prescolastiche e scolastiche avvengono lentamente e risultano quindi in ritardo rispetto ai pari.
In caso di disabilità intellettiva di grado grave, il linguaggio comunicativo nella prima infanzia è fortemente compromesso, la produzione verbale consiste principalmente in singole parole e poi in frasi semplici; sono inoltre presenti difficoltà senso-motorie.
Nella maggior parte dei casi di disabilità intellettiva di grado profondo, viene precocemente diagnosticata una condizione neurologica che spiega il disturbo.

Come si diagnostica la Disabilità intellettiva?
L’indagine diagnostica deve essere fatta da persone competenti e formate adeguatamente.
La diagnosi di Disabilità intellettiva deve basarsi sulla valutazione: del funzionamento intellettivo, svolta dal clinico con l’ausilio di strumenti standardizzati e riconosciuti come validi dalla comunità scientifica; del funzionamento adattivo, attraverso la raccolta di informazioni con i caregivers, per la quale il clinico può servirsi anche di protocolli di interviste semi-strutturate.

Com’ è trattata la Disabilità intellettiva?
Il decorso della Disabilità intellettiva può essere influenzato da una serie di fattori, fra cui l’intervento; un intervento precoce, individualizzato e continuativo nel tempo, in grado di adattarsi al modificarsi delle richieste che la persona si trova a dover fronteggiare nella varie fasi della propria vita, può influire positivamente sul suo funzionamento adattivo. Gli interventi più efficaci sono quelli centrati sulla globalità della persona, cioè che tengono conto non solo delle sue difficoltà ma anche delle sue risorse, e di rete, cioè che coinvolgono i vari sistemi che gravitano intorno alla persona (quello familiare, quello scolastico o lavorativo, quello sociale). L’intervento può essere rivolto al potenziamento cognitivo e delle abilità sociali, all’acquisizione delle autonomie quotidiane, al supporto della famiglia.

Cos’è il Piano Educativo Individualizzato (PEI)?
Una volta effettuata la diagnosi, con l’ingresso a scuola, è compito degli specialisti che seguono il bambino collaborare con gli insegnanti e la famiglia alla stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Il PEI è un documento nel quale vengono descritti le finalità e gli obiettivi didattici, nonché gli interventi, le metodologie e gli strumenti da applicare ed utilizzare in ambito scolastico affinché venga realizzato il diritto del bambino all’educazione, all’istruzione ed all’integrazione scolastica (legge num.104 del 1992). Per la stesura del PEI, si tiene conto delle difficoltà e delle potenzialità dell’alunno, sintetizzate nel profilo dinamico-funzionale.