Disturbi del linguaggio

Cosa è il Disturbo Specifico di Linguaggio?

I principi e le regole di base della lingua materna vengono acquisiti durante i primi tre anni di vita.

Il ritardo nella comparsa del linguaggio o difficoltà nell’acquisizione di nuove parole e nella produzione corretta dei suoni all’interno di esse non devono essere sottovalutati, perché potrebbero essere dei campanelli d’allarme di problematiche cliniche diverse, ad esempio uditive, cognitive o relazionali.

Nel caso in cui il bambino conosca poche parole o le produca in maniera errata rispetto ai coetanei, senza che questa difficoltà possa essere spiegata da deficit sensoriali, motori, affettivi o importanti carenze socio-ambientali e lo sviluppo cognitivo sia nella norma si parla di Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL).

Per approfondire…

I disturbi di linguaggio sono una delle difficoltà maggiormente presenti nei bambini fino a 5-6 anni, si calcola che la loro prevalenza, ovvero la percentuale di bambini che li presentano, sia tra il 3% e il 14% e che la maggiore incidenza sia in bambini tra i 24 e 36 mesi.

In alcuni casi può presentarsi solo ritardo di linguaggio, ovvero il bambino impiega naturalmente più tempo ad acquisire alcune tappe dello sviluppo del linguaggio.

In ogni caso è importante richiedere una valutazione ad un logopedista esperto di disturbi di linguaggio in età evolutiva, che valuterà se è necessario avviare un trattamento malgrado il bambino sia molto piccolo per evitare la comparsa di un disturbo o se sia opportuno aspettare che il ritardo di linguaggio si risolva spontaneamente.

Ancora non sono state trovate le cause dei Disturbi specifici di Linguaggio. I bambini che hanno questo tipo di difficoltà presentano spesso un familiare con lo stesso problema o simile. La familiarità fa presupporre che vi siano dei fattori genetici che con gli strumenti a disposizione oggi i ricercatori non sono riusciti ancora ad individuare. Un altro fattore molto importante strettamente associato ai DSL è la presenza di otiti ricorrenti nei primi due anni di vita che impediscono al bambino di sentire correttamente i suoni della propria lingua fin da piccolissimo e quindi di poterli riprodurre.

La prematurità o il basso peso alla nascita sono spesso associati a disturbi di linguaggio.

Come si manifesta il DSL?

I bambini con disturbo di linguaggio possono presentare difficoltà di vario genere e gravità negli aspetti di comprensione, produzione o nell’uso del linguaggio.

I disturbi del linguaggio non vanno sottovalutati perché possono essere predittori di difficoltà di apprendimento o di altri disturbi dell’età evolutiva.

La diagnosi precoce è fondamentale per questo tipo di disturbi, perché l’intervento avrà sicuramente maggiori possibilità di successo se intrapreso precocemente, in alcuni casi si suggerisce di iniziare la terapia a bambini che hanno 2-3 anni.

È importante segnalare che lo sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita è strettamente associato allo sviluppo motorio del bambino, che comprende e si esprime tramite i gesti oltre che con le parole.

I bambini con disturbi di linguaggio hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, siano questi altri bambini o adulti. Tendono ad essere bambini molto chiusi, vengono generalmente descritti dai genitori come timidi e introversi. È spesso difficile interagire con loro anche attraverso il gioco perché sembrano non prestare attenzione alle richieste che gli vengono fatte o alle proposte e tendono a cambiare continuamente gioco senza coinvolgere gli altri.

Durante il racconto o la lettura di storie non commentano con espressioni di sorpresa o piacere, non chiamano i personaggi con i loro nomi, non chiedono spiegazioni o ripetono parole.

Quali sono i campanelli d’allarme?

Gli studiosi hanno individuato alcuni indici predittivi, ovvero alcune tappe fondamentali dello sviluppo del linguaggio che, se assenti nella crescita del bambino, sono spesso correlati alla diagnosi di DSL. Non bisogna dimenticare che si parla di bambini molto piccoli e la variabilità delle manifestazioni è ampia. Inoltre, non tutti questi fattori devono essere presenti nell’anamnesi di un bambino. Se i genitori o le insegnanti hanno dei dubbi sulle competenze linguistiche del bambino, una valutazione può aiutare a fare chiarezza e rassicurare i genitori relativamente alla sua crescita.

È molto importante osservare se il bambino intorno ai 5-10 mesi produce dei  suoni associando consonanti e vocali insieme, ad esempio inizia a dire “aaaaa” poi “mama” poi “mada” e così via..

A questa produzione verbale il bambino associa dei movimenti ritmici delle mani e dei piedi, sembra quasi che il bambino voglia ballare.

Crescendo il bambino inizierà ad indicare gli oggetti con l’intenzione di richiederli, e poi di mostrarli al genitore per condividere con lui un momento importante.

Anche il gioco piano piano si evolverà, passando da un utilizzo degli oggetti in modo ripetitivo a modalità più diversificate, fino ad arrivare a fare il gioco del far finta.

Di seguito una tabella che riassume gli indici di rischio di DSL:

Tappe linguistiche

Difficoltà o assenza di:

  • Produzione di suoni
  • Comprensione di singole parole o semplici frasi
  • Produzione di parole e verbi
  • Produzione prevalente di verbi o nomi generici come fare o quello
  • Produzione di semplici frasi

Aspetti non linguistici
Limitata o assenza di:

  • Movimenti ritmici della mano
  • Gesti come dare, chiedere o mostrare
  • Imitazione e ripetizione di parole o gesti
  • Manipolazione degli oggetti
  • Gioco del far finta

Fattori di rischio:
Presenza di:

  • Prolungati periodi di otite
  • Presenza di famigliari con disturbi di linguaggio o dell’apprendimento

Come si diagnostica il Disturbo Specifico di Linguaggio?

Per l’identificazione del Disturbo Specifico di Linguaggio è necessario avvalersi della competenza di una equipe di esperti costituita generalmente da un neuropsichiatra, uno psicologo ed un logopedista che in primo luogo escludano la presenza di deficit intellettivi, sensoriali, neurologici o di altra natura che possano determinare le difficoltà di apprendimento. A questa valutazione generale seguono le valutazioni per determinare lo sviluppo del linguaggio a livello del contenuto (es. vocabolario recettivo ed espressivo), della forma (es. Inventario fonetico) e dell’uso (es. capacità conversazionali). Inoltre sono valutate le abilità di percezione uditiva, di memoria, di coordinazione motoria e di integrazione uditivo-motoria. Sono presi in considerazioni, inoltre, altri fattori tra cui la storia familiare, il background educativo e il contesto sociale del soggetto.

Come è trattata il Disturbo Specifico del Linguaggio?

Le linee guida per i DSL evidenziano la necessità di un intervento precoce che tenga conto della tipologia di disturbo del linguaggio che il bambino presenta. Adulti con disturbo del linguaggio non identificato spesso lavorano in contesti che non sfruttano a pieno le loro capacità intellettive. Con l’aiuto di genitori, logopedisti, insegnanti ed altre figure professionali, possono esserci molti miglioramenti. Le tecniche riabilitative ( es. metodo Interact, tecnica PROMPT), insieme ad una buona collaborazione con la famiglia e la scuola,  sono condizioni necessarie per un intervento efficace.

Se il disturbo persiste in età scolare, una volta fatta la diagnosi, è compito degli specialisti che seguono il bambino, in seguito al coinvolgimento e accettazione dei genitori, guidare la scuola nella predisposizione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) per Bisogni Educativi Speciali (BES)

La realizzazione del PDP implica l’adozione di tutte le misure dispensative e compensative, appropriate all’entità ed al profilo della difficoltà e coerentemente con quanto indicato dalle note ministeriali.

Al fine di rendere efficace il PDP è necessario che ci sia collaborazione e condivisione nell’individuazione di tali misure e nella stesura del PDP da parte della famiglia, del ragazzo, dello specialista e della scuola.