Disturbi dello spettro autistico

Cos’è il Disturbo dello spettro dell’autismo?

Il Disturbo dello spettro dell’autismo è un disturbo dello sviluppo, caratterizzato da una grave e duratura compromissione delle capacità di comunicazione e d’interazione sociale, e dalla presenza di comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi; questi sintomi si manifestano fin dalla prima infanzia e hanno ripercussioni negative sul funzionamento quotidiano del bambino a casa, a scuola e nei rapporti con gli altri. Attualmente nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) si parla di “spettro” poiché le manifestazioni del disturbo sono molto variabili.

Il Disturbo dello spettro dell’autismo in sintesi

  • Il Disturbo dello spettro dell’autismo è caratterizzato da: 1. una compromissione persistente delle capacità di comunicazione e d’interazione sociale; 2. la presenza di comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi;
  • l’esordio è precoce e si manifesta durante l’intero arco del ciclo di vita della persona;
  • le manifestazioni del disturbo variano in base al suo livello di gravità, alle caratteristiche del bambino e dell’ambiente, all’età, alla presenza o meno di altri disturbi associati (come la disabilità intellettiva) ed alla possibilità di intraprendere interventi adeguati;
  • sull’insorgenza del disturbo influiscono fattori genetici e biologici;
  • si accompagna spesso ad altri disturbi (disabilità intellettiva, disturbo della struttura del linguaggio, disturbi specifici dell’apprendimento, disturbo della coordinazione motoria, sintomi psichiatrici, etc.).

Per approfondire..

logogen-1Tutte le manifestazioni del Disturbo dello spettro dell’autismo variano in base al suo livello di gravità, alle caratteristiche del bambino e dell’ambiente, all’età, alla presenza o meno di altri disturbi associati.

Premesso questo, una prima area problematica è quella relativa alla comunicazione e all’interazione sociale. Possono esserci casi in cui il deficit linguistico è molto grave, con assenza della capacità discorsiva o marcato ritardo di linguaggio, scarsa comprensione del discorso, presenza di ecolalie (ripetizione automatica di parole o frasi) o linguaggio che sembra non spontaneo e troppo letterale; ma anche quando le abilità linguistiche formali, come il vocabolario, sono preservate, nei disturbi dello spettro dell’autismo è compromesso l’uso del linguaggio per la comunicazione con l’altro. Da un punto di vista non verbale, si può notare una completa assenza, una riduzione o un uso atipico del contatto di sguardo, dei gesti, delle espressioni del volto, della postura e/o della prosodia (intonazione della voce).

Rientrano in quest’area anche i deficit della capacità di relazionarsi con gli altri. Difficoltà di questo genere possono essere evidenti fin dall’età infantile: i bambini con disturbo dello spettro dell’autismo possono mostrare scarsa capacità di avviare interazioni sociali, un’assenza di condivisione delle proprie emozioni, una scarsa empatia ed una ridotta imitazione del comportamento altrui; nei bambini piccoli si possono osservare anche mancanza di gioco sociale condiviso ed immaginazione, più tardi rigidità rispetto alle regole. Il linguaggio, qualsiasi esso sia, non è utilizzato per conversare e condividere pensieri e sentimenti con gli altri, ma più per avanzare richieste o per etichettare. Con l’avanzare dell’età, può essere presente un’evidente preferenza per le attività solitarie o per l’interazione con persone più piccole o più adulte. Il desiderio di instaurare amicizie spesso non è assente, ma manca un’idea completa e realistica di ciò che l’amicizia comporti: ad esempio, potrebbe essere ricercato il contatto con l’altro solo per la condivisione di interessi specifici.

L’altra area problematica è relativa alle manifestazioni di comportamenti, interessi e attività ristretti e ripetitivi; rientrano in quest’ambito i comportamenti motori, l’uso degli oggetti e l’eloquio ripetitivi, un’eccessiva aderenza alle abitudini, una più o meno forte resistenza al cambiamento e/o il ricorso a comportamenti rituali verbali e non. Gli interessi ristretti tendono ad essere anomali per intensità ed alcuni di questi possono essere collegati con l’iper o ipo-reattività per stimoli sensoriali.

Quali sono le conseguenze del Disturbo dello spettro dell’autismo?

Un disturbo come quello dello spettro autistico ha ripercussioni importanti nella vita dell’individuo e in quella delle persone che lo circondano.

Le difficoltà in ambito comunicativo e sociale portano spesso all’isolamento e scarsa capacità adattativa verso l’ambiente esterno. Nei casi lievi è possibile l’instaurarsi di quadri psicopatologici che possono compromettere ulteriormente la qualità della vita del paziente e della sua famiglia.

Quali sono i campanelli d’allarme del Disturbo dello spettro dell’autismo?

Come anticipato, anche in età precoce esiste una grande variabilità nelle manifestazioni del Disturbo dello spettro dell’autismo.

In generale, però, i primi segnali del disturbo sono relativi a “stranezzeriscontrabili in alcuni  comportamenti sociali semplici, come nell’adattamento posturale preparatorio all’essere preso in braccio o nelle manifestazioni d’affetto verso i genitori e chi si prende cura del bambino. Altri campanelli d’allarme sono la mancata risposta al richiamo con il proprio nome, l’assenza o l’anomalia del contatto oculare e dell’attenzione condivisa (coordinare e condividere con l’adulto l’attenzione su uno stesso oggetto), l’assenza o lo scarso ricorso all’uso dei gesti comunicativi, l’assenza d’imitazione di semplici gesti altrui, lo scarso interesse per le attività svolte da altri e per il gioco condiviso con i coetanei, la presenza di stereotipie motorie ed ecolalie.

Come si diagnostica il Disturbo dello spettro dell’autismo?

L’indagine diagnostica deve essere effettuata da un clinico esperto e da un’equipe di esperti.

Per poter formulare una diagnosi di Disturbo dello spettro dell’autismo devono essere soddisfatti i criteri sui quali si è raggiunto un accordo internazionale, che sono riportati nel DSM-5. Le diagnosi risultano più affidabili e valide quando si basano su diverse fonti di informazione: osservazioni del clinico, informazioni riportate dai genitori, insegnanti e figure di accudimento e raccolte anche attraverso strumenti come le interviste cliniche ed i questionari,  e, quando possibile, autovalutazioni.

Com’ è trattato il Disturbo dello Spettro dell’autismo?

Come per altri disturbi dello sviluppo, anche il decorso del Disturbo dello spettro dell’autismo può essere influenzato positivamente dall’intervento.  Non esiste una “cura”, ma un intervento precoce, che tenga conto delle caratteristiche del singolo, incentrato sulla globalità della persona e che si modifichi nel tempo sulla base delle richieste ambientali con le quali l’individuo si trova ad avere a che fare, può influire positivamente sulla prognosi del disturbo e sul benessere dell’individuo.

Negli anni, la comunità scientifica ha riconosciuto approcci e programmi d’intervento che si sono dimostrati maggiormente efficaci, avendo ricevuto conferme empiriche.  Fra questi, il Teacch (acronimo di Treatment and Education of Autistic and Communication Handicapped Children), l’intervento comportamentale (ad esempio, l’ Applied Behavioral Analysis) e la riabilitazione neuropsicologica.

Importante è anche predisporre interventi mirati all’inserimento scolastico e, in seguito, lavorativo.

Cos’è il Piano Educativo Individualizzato (PEI)?

Una volta effettuata la diagnosi, con l’ingresso a scuola, è compito degli specialisti che seguono il bambino collaborare con gli insegnanti e la famiglia alla stesura del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Il PEI è un documento nel quale vengono descritti le finalità e gli obiettivi didattici, nonché gli interventi, le metodologie e gli strumenti da applicare ed utilizzare in ambito scolastico affinché venga realizzato il diritto del bambino all’educazione, all’istruzione ed all’integrazione scolastica (legge num.104 del 1992). Per la stesura del PEI, si tiene conto delle difficoltà e delle potenzialità dell’alunno, sintetizzate nel profilo dinamico-funzionale.

Il PEI si redige entro il secondo mese dell’anno scolastico e si verifica possibilmente con frequenza trimestrale.